Graffiti e musica nella Parigi Medioevale.

2010 febbraio 9

CHI: Giuliano

città: Parigi

CHE: Aggirandosi tra le vie del settimo arrondissement – magari dopo un’estenuante visita al museo d’Orsay o una doverosa capatina alla tomba di Napoleone – potreste sbucare per caso in una viuzza dalle palazzine basse e affastellate chiamata “rue de Verneuil”.

I graffiti dedicati a Serge Gainsbourg.

Venendo da est vi ritrovereste a passeggiare attraverso palazzi in pietra antica, incrociando alcune delle numerosissime gallerie d’arte che infestano la zona con pezzi provenienti da tutto il mondo e da ogni epoca. Giungendo dal quartiere latino invece, sareste all’incrocio con una delle più belle vie della Parigi medioevale, Rue des Saint Pères, che fa da ponte tra la Senna ed il turistico e trafficatissimo Boulevard Saint-Germain.

In qualunque caso, passereste prima o poi di fronte ad un modesto villino, i cui muri sono tappezzati da infiniti e sovrapposti strati di graffiti.

Superato l’impatto visivo iniziale – inevitabile visto il contrasto con il resto della zona – vi fareste strada con lo sguardo attraverso quest’orgia di colori, trascinati dal groviglio di linee e dall’apparizione qua e là di qualche volto sbiadito dal tempo.

Se il caso ha fatto il suo dovere, vi trovate ora all’ingresso della casa dove il famoso cantautore, poeta e donnaiolo Serge Gainsbourg ha vissuto gli ultimi vent’anni della sua vita ed i graffiti che vedete sono l’omaggio dei suoi numerosissimi fan, francesi e non.

Per chi non lo conoscesse, Gainsbourg è il Bob Dylan della canzone d’autore francese dagli anni Sessanta.  Famoso per la sua voce profonda, i suoi testi pieni d’amore e disillusione e le abitudini sregolate (era un alcolista ed alcune voci dicono fosse anche pedofilo), ha scritto dei successi internazionali come Harley Davidson, Bonny and Clide, Je t’aime… moi non plus nell’arco di una carriera durata più di quarant’anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1991 in seguito alla quinta (!) crisi cardiaca.

Quando passerete davanti a questo muro del ricordo, assicuratevi di aver prima dato una ripassata rapida alla discografia principale di quest’eccellente autore – mi prendo volentieri la responsabilità del consiglio.

Solo così potrete farvi strada tra i mille riferimenti visivi e testuali ad alcuni delle più belle strofe di un artista che ha segnato definitivamente la cultura musicale e non solo della capitale francese.


I GRAFFITI DI RUE DE VERNEUIL

5 bis rue de Verneuil, 75007 Paris (Guarda la mappa).

Da sapere che… la cancellazione di questo murales è stata oggetto di discussione negli ultimi anni fino a che nel 2009, grazie ad un video tributo dell’artista visuale Arnaud Jourdain trasmesso su TF2, il comune ha deciso di accantonare la questione.

A due passi… Museo d’Orsay, les Invalides, Quai de l’Arsenal, L’Académie de Beaux Arts.

Graffiti e Musica nella Parigi medioevale suona come L’Hotel Particulier – Serge Gainsbourg.


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Lois Pryce: in moto per il mondo.

2010 febbraio 7

Lois Pryce nel 2003 decise di abbandonare i comfort della sua houseboat ed il suo lavoro alla BBC per affrontare i viaggi che l’hanno portata in sella alla sua moto dall’Alaska fino alla Terra del Fuoco e qualche anno dopo da Londra fino a Cape Town in Sud Africa. In Inghilterra è quasi una leggenda.

In Angola la strada non sempre aiuta (foto da loisontheloose.com).

CHIcCHE ieri ha avuto il piacere di incontrarla a Londra, e di ascoltare il racconto delle sue avventure presso la Royal Geographical Society.

Mentre il pensiero ci andava al nostro amatissimo Giorgio Bettinelli, sogni pensieri e progetti si sono poi confusi con una tazza di thè e diverse fette di torta.


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L’altra faccia di Santa Croce. – FIRENZE

2010 febbraio 5

CHI: Francesca

città: Firenze

CHE: Dimenticate per un attimo l’eleganza della facciata neogotica della Basilica di Santa Croce, la solennità della statua di Dante Alighieri, il sacro luogo di sepoltura di Michelangelo, Machiavelli e Galileo, simboli della Firenze Rinascimentale e del più alto spirito dell’umanesimo.

Il corteo storico (foto da www.calciostorico.it).

Santa Croce ha un’altra faccia, quella della polvere, del sudore, delle risse, del sangue, dei muscoli, della violenza. In una parola del Calcio in Livrea o anche conosciuto come calcio storico.

Il calcio in Livrea si tenne fin dal XV secolo nelle piazze fiorentine nel periodo di Carnevale. I giovani di nobile famiglia con indosso un elegante divisa si contendevano la gloria cittadina in un mix tra l’odierno calcio e il rugby. Due squadre composte di ben 27 giocatori ognuna, si fronteggiavano cercando di segnare più reti possibili alla squadra avversaria.

La presenza del campo di Santa Croce è in parte ancora visibile: guardando la chiesa sul lato destro, sulla facciata del palazzo Antellesi vi è un disco di marmo su cui è incisa la data 10 Febbraio 1575. Sul palazzo di fronte troviamo un altro disco rosso e bianco diviso in 4 parti, che simboleggia il pallone. La linea tra i due dischi tracciava le due metà campo.


L’ALTRA FACCIA DI SANTA CROCE: IL CALCIO IN LIVREA

P.zza Santa Croce, Firenze (Guarda la mappa).
www.calciostorico.it

Da sapere che… in onore di questa tradizione una volta l’anno intorno a metà Giugno a Santa Croce a Firenze si tiene un partita di Calcio in Livrea o Calcio Storico Fiorentino, preceduta dal Corteo Storico della Repubblica Fiorentina.

A due passi… la basilica di Santa Croce, il Lungarno, Piazza della Signoria, il Ponte Vecchio, gli Uffizi.

L’altra faccia di Santa Croce suona come El Diablo di Litfiba.


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“Pellegrinaggio alla ricerca del limite”

2010 febbraio 3
di CHIcCHE Team

Così definisce  il suo “viaggio sportivo”  il nostro amico Alessandro, in partenza per l’Alaska.

Freddo, ghiaccio,  foreste, laghi e fiumi ghiacciati saranno i suoi compagni d’avventura, il 13 febbraio 2010, nella Susitna 100, 160 km di corsa in autonomia, a temperature al di sotto dello zero, attraverso l’habitat di alci, lupi ed orsi, in un tempo massimo di 48 ore.

www.alessandroroppo.it

Questo si che è un viaggio differente dove sacrifici, costanza, forza di volontà, determinazione e spirito di avventura potrebbero essere ripagati dallo spettacolo dell’Aurora Boreale e dalla consapevolezza per Alessandro di aver dato il massimo, cosa su cui non dubitiamo.

“Face yours limits, ride yours dreams”


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A caccia d’alieni.

2010 febbraio 1

CHI: Giuliano

città: Parigi

CHE: Molti di voi avranno l’impressione di riconoscere i piccoli mosaici fotografati in queste immagini.

Sento già qualcuno dire: “Ma ce n’era uno identico al Palau de la Musica di Barcellona” oppure “ne avevamo trovato uno col mio ragazzo quest’estate a Istanbul”.

Gli alieni a Parigi?

In ogni caso scommetto che la maggior parte di voi viaggiatori conserva da qualche parte il ricordo ancestrale di un Super Mario o un Pacman in veste di mosaico.

Niente paura, non si tratta di una civiltà aliena sbarcata chissà quando per insegnarci la divina arte del joystick attraverso raffigurazioni comprensibili ai nostri nonni, bensì dell’opera di un misterioso artista parigino o, come lui stesso si definisce, un “Invasore” che da otto anni imperversa per il mondo tappezzando strade e monumenti con mosaici rappresentanti i più famosi videogiochi degli anni Ottanta.

“Invader”, questo il nome del nostro enigmatico personaggio, comincia la sua attività proprio tra le strade di Parigi, dove al giorno d’oggi potete trovare, almeno secondo il sito internet ufficiale, www.space-invaders.com,  ben 704 tra Astronavi, Mostri mangia Pac-Man e funghetti di Supermario, raffigurati fedelmente pixel per pixel.

Se come me andate per la trentina (e oltre), siete un po’ nostalgici, ed avete un po’ di tempo da buttare , vi invito dunque ad aggirarvi per la Ville Lumière con gli occhi ben aperti. Vi divertirete a riconoscere i vostri Space Invaders preferiti nei posti più impensati.

La caccia è aperta.


A CACCIA D’ALIENI: SPACE INVADERS

Parigi e dintorni!

Da sapere che… Non tutte le città colpite dagli alieni hanno risposto bene all’invasione. Il comune di Amsterdam ha infatti rimosso molte delle opere di Invader dopo averle scambiate per reclame di “programmi per computer”.

A due passi… un altro alieno in agguato!

A caccia di alieni suona come Nintendo Medley – Eminence Symphony Orchestra.


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Anywork Anywhere

2010 gennaio 30
di CHIcCHE Team

Cambiare città o Paese ti sembra l’unica soluzione per non rischiare di perderti qualcosa, per cercare nuovi stimoli e arricchire il tuo curriculum spirituale? Sei un amante del viaggio e non riesci a farne a meno?

Il bar di CHIcCHE oggi propone cornetto, cappuccino e il sito web Anywork Anywhere, dove troverai annunci di lavoro e informazioni utili per lavorare e viaggiare in tutto il mondo.

La web mette a disposizione gratuitamente informazioni su documenti necessari, ambasciate, assicurazioni, tasse, alloggi, links utili e corsi di lingua suddivisi per i paesi di tutti e 5 i continenti.

Inoltre è possibile consultare delle “guide di lavoro” e cercare per tipologia di lavoro o paese le offerte disponibili sul mercato professionale che vanno dal campo del volontariato, a quello dell’educazione o amministrazione.

Beh, buona ricerca dunque e dovunque voi andiate se scovate delle CHIcCHE sapete già dove pubblicarle!


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Un pueblo in città condannato a scomparire.

2010 gennaio 26

CHI: Manuela

città: Barcelona

CHE: Una città può nascondere, una città può conservare. Anche se a volte l’uomo può dimostrarsi più forte. E’ il caso della Colonia Castells, piccola isola dal sapore rurale nel cuore del centro urbano, che ha le ore contate.

Questa Colonia è una delle poche tracce che rimane della società industriale e delle colonie o quartieri che si costruivano alla fine del secolo XIX per gli operai che emigravano dal sud per lavorare a Barcellona. Prende il nome dal proprietario della fabbrica di vernici, che si trovava nella vicina Travesera de Les Corts, Manuel Castells i Carles. E’ costituita da un reticolo di pochi vicoli e stradine formato da case basse, di un solo piano, di 60 metri quadrati ca., ognuna con la propria terrazza e giardino. Alcune sono colorate, altre decorate con piastrelle. I fili dell’elettricità “caratterizzano” le vie. Con un pò di fortuna si possono incontrare alcune delle anziane signore che vivono ancora lì che si riuniscono nel pomeriggio in circolo, ognuna seduta sulla propria sedia, nel piazzale della colonia, vicino a una palma e a un albero di ciliegio, per scambiare due chiacchiere e prendere un pò d’aria.

Una delle case della Colonia Castells

Il progresso però sta segnando gli ultimi momenti di vita di questo angolo di storia proletaria. E’ previsto infatti che, per quest’anno 2010, la Colonia Castells scompaia per dare spazio a un parco circondato da palazzi nuovi di zecca. Questa è la conseguenza della ri-urbanizzazione di questa zona.

Se vi affrettate, prima che arrivino le gru, potrete ancora camminare per un piccolo ma pittoresco quartiere con più di 100 anni di ricordi di vita vissuta.


COLONIA CASTELLS

Pasajes Transversal, Barnola, Piera, Castells, Calle Castells (Guarda la mappa)
Metro: Sants (L3 verde e L5 blu)

Da sapere che… le strade della Colonia prendono il nome da alcuni dei familiari del proprietario della fabbrica di vernici Manuel Castells: il figlio Manuel Castells i Juncosa e la nuora Maria Dolores Barnola i Grau.

A due passi… o meglio a 3 fermate di metro il Camp Nou e la Masia del FC Barça.

Un pueblo in città condannato a scomparire suona come Desaparecido di Manu Chao.


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Pronti per l’avventura? Noi si!

2010 gennaio 22

Inauguriamo oggi la rubrica CHIcCHE Bar, che sara’ un angolo dove non solo parleremo di noi attraverso delle news che ci e vi riguardano, ma dove segnaleremo un po’ tutto quello che ci piace, che riteniamo interessante, che rientra nello stile CHIcCHE… e perche’ no, a volte anche quello che e’ totalmente lontano da noi.

Un momento della Rickshaw run del 2008 (foto da theadventurists.com).

Intendiamo questa rubrica, appunto bar, come un luogo dove scambiare due chiacchere con voi che ci leggete: saranno per questo fondamentali il vostro contributo, i vostri commenti, le vostre idee. Per le birre, per ora ognuno provveda da se’, a casa sua. Ma speriamo presto di trasformare questi incontri da virtuali a reali.

Iniziamo informandovi su un modo di viaggiare che ci piace davvero molto, tanta avventura (che spesso si legge anche come poche comodita’), gente vera, contatto con la cultura locale, tante persone che si conoscono, amicizie che nascono e un pizzico (e molto di piu’) di pazzia.

L’idea e’ di alcuni ragazzi inglesi. Godetevi il sito, e tutto cio’ che di bello riescono ad organizzare. Giusto qualche cosa da sapere: i loro eventi e le loro matte corse vanno letteralmente a ruba. Dopo pochi secondi dall’apertura delle iscrizioni, riescono a collezionare centinaia di candidature.

Un’ulteriore notizia: il team di CHIcCHE si e’ iscritto alla Rickshaw Run del 2011 in India. E voi che aspettate?

Date un’occhiata a theadventurists.com.


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Una torre, una scimmia, una promessa.

2010 gennaio 18

CHI: Alice

città: Roma

CHE: Una delle più suggestive leggende di Roma riguarda una torre, una scimmia e una promessa.

Ci troviamo nel cuore del rione Ponte, il V di Roma, dove in Via dei Portoghesi al numero 18, tra Via dei Pianellari e Via dell’Orso, c’è Palazzo Scapucci dal nome della famiglia proprietaria tra il 1500 e il 1600. Questo palazzo ha una torre che oggi ha forme quattrocentesche, ma in realtà è medievale, vecchia più di mille anni! La torre porta ancora il nome della famiglia d’origine – “Torre dei Frangipane” – ma da allora a Roma è meglio conosciuta come “Torre della Scimmia”, in America come “Hilda’s Tower”. E ora vi racconto perché.

Il santuario e la luce sempre accesa in cima alla Torre della Scimmia.

La famiglia Scapucci aveva come animale domestico, vista la moda esotica dell’epoca, una scimmietta addestrata di nome Hilda. Tempo dopo nacque un bambino, che un giorno la scimmietta rapì dalla culla portandoselo in cima alla torre. Il padre sconvolto aveva paura di richiamare la scimmia che magari, spaventata, avrebbe lasciato cadere il bambino. Pregò allora la Madonna, facendo voto che se tutto fosse andato bene, avrebbe fatto erigere un santuario perpetuo in cima alla torre. L’uomo fischiò e la scimmia al richiamo corse da lui con il bambino incolume posato a terra. L’uomo mantenne la sua promessa facendo costruire il tabernacolo nello stesso punto in cui vide la scimmia con suo figlio tra le braccia. Inoltre rese obbligatorio a ogni futuro proprietario di mantenere la fiamma del lume – oggi una lampada elettrica – sempre accesa, pena la perdita della proprietà.

Da sei secoli non è mai stata spenta e ancora oggi è visibile a fianco della bellissima “Madonna della Scimmia”, caratterizzata da una mezzaluna e una stella, simboli della famiglia.

Questa leggenda è stata tramandata anche in letteratura dal romanziere americano Nathaniel Hawthorne il quale visse qualche anno in Italia. Curioso il fatto che la leggenda riportata dalla tradizione romana ha dei toni molto più leggeri e pragmatici, in qualche modo, potremmo dire, narrati  “dalla parte della scimmia”, mentre Hawthorne ne assume una visione decisamente più cattolica, o quantomeno soprannaturale:

“’Sta scimmia, come ce ll’hanno pe’ vvizzio, rifaceva tutto quello che ffaceveno li padroni. […] stava ogni sempre a gguardà’ la bbalia quanno sfasciava e arinfasciava la cratura de la signora, e nun se sa che averebbe pagato pe’ sfascialla puro lei e spupazzalla! E nun te dubbità’, che una vorta che li padroni uscirno assieme a la bbalia, e llassorno la cratura a ddormì’, figurateve si la Scimmia nun ce vorse provà. Defatti agnede a la cunnola se prese in braccio er pupo o la pupa che ssia, se prese er canestrello de l’infascio, e ppe’ nun èsse disturbata, indovinate s’indove se n’agnede? Propio in cima in cima e se messe a ssede in pizzo in pizzo ar cantone de la torre. E llì, come si ffusse stata a ssede in portrona principiò a sfascià’ e arinfascià’ la cratura.” (Er palazzo de la Scimmia, da “Usi, costumi, credenze, pregiudizi e leggende del popolo di Roma”, di Gigi Zanazzo).

“Three or four centuries ago this palace was inhabited by a nobleman who had an only son, and a large, pet monkey, and one day the monkey caught the infant up and clambered to this lofty turret, and sat there with him in his arms grinning and chattering like the Devil himself.” (Da “French and Italian Notebooks”, 1883, Nathaniel Hawthorne).

Insomma, si potrebbe dire che l’americanissimo King Kong che si arrampica sull’Empire State Building di New York con in braccio l’avvenente Ann Darrow, trae le sue origini letterarie da un’antichissima leggenda popolare romana… l’avreste mai detto?


LA TORRE DELLA SCIMMIA

Via dei Portoghesi, 18 (Guarda la mappa).
Metro: Spagna o Barberini.
Bus: 116

Da sapere che… appassionato di fantastico e soprannaturale, Hawthorne viaggiò in Italia e in Francia dal 1857 al 1860. Quattro anni dopo morì, e fu sepolto nel cimitero di Sleepy Hollow (vi ricorda qualcosa?), dopo essere nato a Salem, città resa famosa dai processi alle streghe…

A due passi… Piazza Navona, Montecitorio, San Rocco, Castel Sant’Angelo.

Una torre, una scimmia e una promessa suona come Space Monkey – Placebo.


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Un buon cappuccino tra Spagna e Asia

2010 gennaio 15

CHI: Manuela

città: Barcelona

CHE: Metti un giorno Barcellona e la chiacchierata settimanale con la mia personale “volontaria per la diffusione della conoscenza del catalano” (così si definiscono). Appuntamento al numero 373 della Diagonal per prendere qualcosa da bere e cercare di conversare e spiegare in catalano perchè in Italia festeggiamo l’arrivo della Befana e non quello dei Re Magi! Sapevo solo l’indirizzo e Berta mi aveva avvertito che avrei dovuto raggiungerla nel  bar all’interno dell’edificio chiamato Casa Asia. Ma, arrivata lì, non pensavo di trovarmi di fronte a un bellissimo edificio modernista, realizzato dall’architetto catalano Josep Puig i Cadafalch. E’ vero, in questa città passeggiare e tenere il naso all’insù per ammirare i vari edifici è abitudine ma oltre agli esterni di notevole riguardo ciò che sicuramente vi potrà colpire, come è successo a me, sono le decorazioni all’interno ispirate ai palazzi gotici catalani e il turbine di colori che vi accoglierà tra i mosaici dell’ingresso dell’entrata principale. Il Palazzo Baro De Quadras, questo il nome del luogo del mio incontro, fu costruito tra il 1904 e il 1906 ed è catalogato come Monumento Storico Artistico di Interesse Nazionale.

Interni Casa Asia

Durante decenni questo Palazzo ospitò il Museo della Musica ma dal 16 giugno 2003 è sede ufficiale di Casa Asia, consorzio pubblico nato con l’obiettivo di incrementare le relazioni tra la Spagna e i paesi dell’Asia e del Pacifico in ambito culturale, accademico, economico ed istituzionale. L’entrata è gratuita come varie attività che si organizzano all’interno del Palazzo: esposizioni di arte asiatica proveniente da musei o collezioni private, concerti, attuazioni teatrali, conferenze e seminari, cineforum, laboratori per bambini, corsi di cucina, di lingua e attività manuali. Inoltre è a disposizione di chiunque sia interessato una mediateca, fornita di documenti specifici su Asia e Pacifico, video, dvd, cd musicali, riviste, con accesso a internet e servizio di prestito gratuito.

Persa nell’ammirare i dettagli degli interni, sono riuscita alla fine a trovare il Bar Azafran, situato al piano terra, luogo del mio appuntamento. Un’altra piacevole sorpresa è stata ordinare un caffè latte e vedermi arrivare uno spumoso ed ottimo cappuccino che da tanto agognavo…un salto in Italia dall’Asia prima di tornare tra le strade di Barcellona!

Se non siete appassionati del mondo orientale vi consiglio ugualmente di farvi un giro all’interno del Palazzo e dare un’occhiata al panorama dalla terrazza Jardin de Oriente all’ultimo piano…nessuno avrà da ridire!


CASA ASIA – PALACIO BARO DE QUADRAS

Avenida Diagonal, 373 (Guarda la mappa)

Lun-Sab 10-20/Dom 10-14

T. +34 93 368 08 36

E-mail: casaasia@casaasia.es

Da sapere cheè attiva anche una sede a Madrid presso il Palazzo de Miraflores, Carrera de San Jeronimo, 15 (Guarda la mappa).

A due passi: la “manzana” della discordia: Casa Batlo, Casa Amatler e Casa Lleo Morera su Passeig de Gracia.

Casa Asia suona come La vie en rose di Misora Hibari (canzone inclusa nella colonna sonora del film “Mapa de los sonidos de Tokio” (2009) della  regista catalana Isabel Coixet)


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