CHI: Angelo
città: Londra
CHE: Nella Londra Elisabettiana, la pena di morte era all’ordine del giorno, ritenuta un ottimo deterrente contro la criminalità (cosa che alcuni Paesi in maniera sconsiderata, secondo la mia opinione personale, continuano a pensare… ma questo è un altro discorso). In più le esecuzioni pubbliche, un pò come accadeva per i Romani, rappresentavano una forma di intrattenimento gratuita per le masse.
La situazione non migliorò con gli anni, e la storia racconta che la capitale inglese nel XIX secolo visse quasi sotto un’ ossessione per l’applicazione di pene severissime per ogni tipo di presunto reato: dal rubare ad una ricca ereditiera fino a rubare un coniglio, dal bracconaggio all’essere un barbone. La conseguenza principale fu il fiorire delle carceri. Pensate che la Tate Britain, galleria dedicata all’arte inglese passata e contemporanea (e assolutamente da non confondere con la bellissima Tate Modern) , sorge sul sito dell’ex carcere di Milbank, costretto alla chiusura visto che i prigionieri, a causa delle durissime condizioni a cui erano sottoposti, si erano quasi tutti lasciati volontariamente morire.
Ma la principale prigione della città, quella più temuta ed infame, era senz’altro quella di Newgate, rimasta in uso dal 1188 al 1902. Qui è stato rinchiuso per più di un anno Daniel De Foe (che non a caso ambienterà in queste celle il romanzo Moll Flanders), e sempre qui nel 1770 fu rinchiuso a soli 14 anni, per un furto di orologio, il futuro barbiere demonio di Fleet Street: Sweeney Todd (di cui molti conosceranno le gesta poco reali grazie al film di Tim Burton con Johnny Depp nei panni di Sweeney). Sembra che fu proprio in carcere che imparò il mestiere, da un altro barbiere chiamato Plummer, il quale gli insegnò a fare barba, capelli, derubare i clienti e… il resto lo conoscete bene. Ma torniamo a noi.
Di questo celebre carcere non rimane quasi più nulla, e sui suoi (mancanti) resti sorge il Tribunale Centrale Penale, meglio conosciuto come Old Bailey, luogo dove appunto venivano decise le sorti dei prigionieri. Ma… eh si, c’è un “ma”. Proprio qui, se vi guardate attorno, non farete alcuna fatica ad individuare il pub Viaduct Tavern. No, non vi voglio consigliare (soltanto) una birra dopo questi “delittuosi” racconti. Il punto è che le ultime celle sopravvissute alla chiusura della paurosa prigione di Newgate sono proprio nei sotterranei di questo pub! Entrate, magari prendete sul serio una birra, e poi chiedete molto gentilmente ai gestori di mostrarvele. Se vi dice bene (altrimenti provate a chiedere di vederle in un altro momento), vi si aprirà davanti un pezzo di storia di Londra tanto crudo quanto importante, e assolutamente inarrivabile ai più.
Alcune delle celle sono oggi in parte utilizzate come deposito per la birra, ma nonostante questo capirete in un baleno che tutto è rimasto uguale. Sono veramente orribili: imponenti pareti che incartano queste “scatole” fredde, umide e buie. In ognuna di esse (che vi assicuro sono piccole) erano stipati fino a venti “criminali”, per la maggior parte debitori. Niente bagni. L’unico contatto con l’esterno è un tubo che si alza fino al livello dalla strada, utilizzato a quanto pare da parenti o passanti per lanciare del cibo ai detenuti.
Beffa nella beffa, la prigione era a conduzione privata, per cui i prigionieri dovevano addirittura pagare per potersela permettere (e probabilmente per non essere in alternativa ammazzati). I più ricchi invece, disponevano di celle private con periodiche visite di prostitute.
E’ difficile non rimanere scossi davanti a tanta crudeltà, ma sarete tra i pochissimi ad aver avuto accesso e ad aver toccato con mano un oscuro pezzo di storia inglese.
NEWGATE PRISON CELLS AT VIADUCT TAVERN 126 Newgate Street (Guarda la mappa). Il telefono del Viaduct Tavern è +44 (0) 20 7600 1863. Può essere utile per chi volesse chiamare prima per testare l’umore dei gestori. Trasporti: Tube: St Paul, Train: City Thameslink rail; o venendo da Holborn potete prendere uno dei tanti bus (controllate qui).
Da sapere che… il Viaduct Tavern è un bellissimo pub vittoriano che vale comunque la pena visitare. L’Old Bailey invece, è stato più volte utilizzato dalla letteratura e dal cinema. Due esempi su tutti: il protagonista del romanzo di Dickens “Racconto di due città” viene processato qui, mentre quello di V per Vendetta (sia nel fumetto che nel film) fa esplodere questo famoso tribunale.
A due passi… La bellissima Cattedrale di St Paul, imperdibile. Da qui, una passeggiata di 5 minuti sul Millennium Bridge per arrivare sull’altra sponda del Tamigi e per vedervi catapultati nel fantastico mondo della Tate Modern.
Le celle dell’infame prigione di Newgate suona come Sweeney Todd – The worst pies in London.
CHI: Alice
città: Roma
CHE: A Roma esiste il “Museo delle Anime del Purgatorio”. Vi avrei già detto tutto… ma c’è più gusto ad andare avanti! Questo insolito museo per eccellenza, si trova presso i locali della sagrestia della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, nel quartiere Prati.
La Chiesa in questione è impossibile non notarla: affacciata sul Tevere e meglio conosciuta come il “piccolo Duomo”, è l’unica chiesa neogotica di Roma. Le sembianze austere e spettrali di questo stile architettonico la rendono l’ambientazione perfetta per il museo che ospita inquietanti reperti raccolti tra il 1636 e il 1919 che non sono altro che oggetti ritenuti “toccati” dalle anime. Impronte a fuoco di mani e dita lasciate su libri, vestiti, cuscini, tavole di legno ed altri oggetti, ognuna accompagnata dalla descrizione dettagliata della propria storia che potrete consultare sul posto.
La storia che invece portò a dar vita a un museo del genere ve la dico subito. La Chiesa fu fondata nel 1917 sui resti della Cappella della Madonna del Rosario distrutta da un incendio divampato il 15 settembre del 1897. Quando le fiamme si spensero, la gente notò che sopra l’altare era comparsa l’immagine di un volto sofferente (di cui il museo oggi conserva una testimonianza fotografica). Un sacerdote francese, Victor Jouet, la interpretò come il segno di un’anima del Purgatorio desiderosa di entrare in contatto con i vivi. Colpito dal fenomeno, da allora si dedicò a studi specifici viaggiando in Italia e in Europa alla ricerca di altre testimonianze e dando vita infine all’Associazione del Sacro Cuore del Suffragio (delle anime del Purgatorio), l’attuale Chiesa commissionata all’architetto Giuseppe Gualandi e il museo. Jouet attraverso i suoi studi concluse che le anime in pena tormentano i vivi per ottenere messe e preghiere a suffragio, per essere aiutati cioè ad ottenere al più presto l’accesso al Paradiso.
Sicuramente non c’è niente di più suggestivo che visitare un museo del genere nella città che ospita il Vaticano, e si aggiunga che, per ovvi motivi, l’intera struttura ha la fama di essere un luogo maledetto!
MUSEO DELLE ANIME DEL PURGATORIO Lungotevere Prati, 12 (Guarda la mappa). Tel: 06 68806517. Orari: dal lunedì alla domenica: 08:00 – 11:00 e 16:00 – 17:00 Mezzi pubblici: Metro A Flaminio, bus 116.
Da sapere che… nonostante il candore della Chiesa faccia pensare al marmo, in realtà è stata costruita interamente in cemento armato.
A due passi… Piazza del Popolo, Ara Pacis, Castel Sant’Angelo, Piazza Navona.
Il museo delle impronte di fuoco suona come Burn – Cure.
CHI: Alice
città: Roma
CHE: C’è un giardino pensile nel cuore di Roma, unico nel suo genere, ed è Villa Aldobrandini. Un piccolo giardino di aranci, palme e altre piante che sorge sull’estremità del colle Quirinale.
Salendo su per Via 4 Novembre, giunti a Largo Magnanapoli, guardate in su. Noterete un edificio elegante del 1600 con degli alberi in cima! Per svelare il mistero, proseguite su via Nazionale, alla prima strada a destra, Via Mazzarino, vedrete che l’edificio nasconde resti di costruzioni più antiche, risalenti al II secolo. Questo è l’ingresso della villa, un’ampia scalinata immersa nel verde che si dirama in due scalinate più piccole che vi porteranno nel cuore di questa storica dimora… tra ciottoli, fontanelle, busti, alberi, statue, panchine, colonne e aiuole arrivate fino alle ringhiere in fondo al giardino: il panorama che vi troverete di fronte non ha nulla da invidiare ai più noti belvedere romani. La Vittoria alata del Vittoriano, (quella di destra da qui si vede molto vicina), che si staglia sul cielo rosato del tramonto è un’immagine molto suggestiva.
Tranquilla e poco frequentata, la villa è l’ideale per una breve sosta o la lettura di un libro, è inoltre un piccolo paradiso botanico per chi si interessa di piante e fiori ospitando alcuni particolari esemplari di piante europee ed orientali.
VILLA ALDOBRANDINI Via Mazzarino 11, Rione Monti, Roma (Guarda la mappa). Bus: Sono diversi gli autobus che potete prendene, sia dalla Stazione Termini che da Piazza Venezia: 64, 65 70, 75, 170. Metro: Cavour o Repubblica.
La villa è aperta dalle 7:00 fino al tramonto, quando il custode griderà “si chiude!”.
Da sapere che… esiste un’altra villa Aldobrandini, meglio conosciuta come Villa Belvedere per il suo panorama mozzafiato, ed è una delle ville più importanti di Frascati.
A due passi… (e già visibili dal belvedere della villa) a sinistra Sant’Agata dei Goti e i Mercati di Traiano, di fronte la Torre delle Milizie, a destra Via Nazionale, alle vostre spalle la Banca d’Italia. Vicinissima è anche Piazza Venezia.
Un giardino sui tetti di Roma suona come Just like heaven dei Cure.
città: Roma
CHE: Non molto lontano da Roma, nelle deliziose lande dei Castelli Romani, c’è un luogo molto particolare. Conosciuto dalla gente del posto come la Salita-Discesa , attira ogni giorno decine di persone. Apparentemente, è solo un tratto di strada statale: ma quando la si percorre, c’è qualcosa di strano, di misterioso, di affascinante.
La strada è in salita, ma in realtà è una discesa. O almeno così sembra. Provare per credere.
Che si tratti di una semplice illusione ottica, di un’anomalia gravitazionale, di un discorso legato al magnetismo, o se ci siano motivi “paranormali”, ancora non è chiaro. In molti hanno tentato di spiegare il fenomeno, e sono molte le teorie. Vale comunque la pena di andare a verificare di persona: prendete la statale 218, nel tratto tra Ariccia e Rocca di Papa; ad un certo punto noterete una quantità insolita di auto ferme sul ciglio della strada e di persone a piedi. Sono i curiosi, gli sperimentatori, tutte le persone che ne hanno sentito parlare e che vogliono provare, verificare se le cose sono davvero così come si dice.
Se la percorrete in macchina, l’effetto è quello di affrontare una salita; durante la corsa però, vi accorgerete che la strada è in piano, come se la salita sparisse da un momento all’altro.
Ma la vera prova del nove, è quella dell’auto in folle. Fermatevi in un punto, togliete il freno a mano e mettete a folle. La strada davanti a voi è in discesa, e in una situazione normale, l’auto scenderebbe seguendo la strada. Qui però succede il contrario: la macchina va all’indietro, come se qualcuno la spingesse da davanti, o come se aveste innestato la retromarcia. Viceversa, se fate il test nell’altro verso, l’auto viene letteralmente sospinta dalla salita.
Un altro “classico” della salita – discesa è la prova della bottiglia. Si prende una bottiglia e la si fa rotolare: in discesa rallenta, in salita accelera.
Un posto dove le leggi della fisica vengono messe a dura prova. Se siete da queste parti, sarebbe un peccato non provare.
LA SALITA – DISCESA
SS 218, km 11 in direzione Rocca di Papa (Guarda la mappa).
Da sapere che… sono almeno 15 i casi di “salita in discesa” in Italia. Alcune realtà sono state analizzate dal Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, e sono oggetto di articoli scientifici.
A due passi… le famose “fraschette di Ariccia”, vero e proprio paradiso dei buongustai, dove poter assaporare i piatti della cucina romanesca e le specialità regionali, soprattutto in termini di affettati e insaccati.
La salita… in discesa suona come Polvo – City Birds.
Per sapere di più sull’autore di questo post, visitate il blog BLIVIDO.
Traduci il post…
CHI: Angelo
città: Londra
CHE: Pensate che ciò che vedete in foto poco più in basso sia opera di qualcuno parecchio bravo con photoshop? Pensate ci sia qualche trucco? Niente di tutto questo. Il traffic light tree è frutto della fantasia e della bravura dell’artista francese Pierre Vivant. Questa immensa scultura a forma di albero, alta 8 metri e contenente 75 semafori che attivano le classiche luci rosso-giallo-verde in maniera continua e totalmente casuale, è reale, e da incubo di automobilisti e motociclisti (che però nel tempo hanno imparato ad ignorarlo) è divenuta ormai parte integrante di questa zona della città.
Ah appunto, ho dimenticato di dirvi dove ci troviamo. Londra, non in un parco, ma nel bel mezzo di Canary Wharf, il centro direzionale sviluppato negli anni 80 e che ora rivaleggia con la sicuramente più nota City londinese. E’ qui che sorgono i tre edifici abitabili più alti del Regno Unito, il One Canada Square (o anche detto Canary Wharf Tower), l’HSBC Tower e il Citigroup Centre.
Ritornando al nostro speciale semaforo, probabilmente non è ispirandosi alla mitica pubblicità del pennello “cinghiale” che l’artista Pierre Vivant lo ha progettato. E nemmeno per gestire al meglio il traffico di un immenso incrocio. Installato nel 1998, nelle intenzioni dell’artista esso si inserisce nel contesto cittadino imitando per forma i due platani che gli sorgono accanto, mentre il continuo danzare delle luci riflette il never ending delle attività domestiche, commerciali e finanziarie della città.
Stravagante e geniale allo stesso tempo: un albero, un semaforo, tanti semafori, una scultura, un’illusione ottica.
Vi consiglio senza alcun dubbio di andarlo a vedere, ma tenete gli occhi aperti… con un semaforo del genere qualche automobilista confuso può sempre esserci!
TRAFFIC LIGHT TREE Heron Quays Roundabout, E14, London (Guarda la mappa). Notate che la scultura si trova nella rotonda in cui sfocia Heron Qauys e dove inizia Westferry rd. Tube: Canary Wharf.
Da sapere che… la zona di Canary Wharf sorge nell’area della
Isle of dogs, la quale a dispetto del nome non è un’isola ma un penisola a forma di ferro di cavallo circondata su tre lati dal Tamigi. Essa è socialmente interessante. Se dai più è conosciuta per il distretto finanziario di Canary Wharf e per il più alto grattacielo abitabile del Regno Unito (Il One Canada Square che misura 244 metri), essa comprende anche alcune delle zone più povere di tutto il Paese.A due passi… L’ O2 Dome, che ospita molti dei grandi eventi musicali, culturali e sportivi della città. Finito di costruire nel 1999, questa immensa struttura doveva essere una delle architetture simbolo dell’arrivo del nuovo millennio. Si è dimostrata probabilmente una dei maggiori flop in campo architettonico che la città di Londra possa ricordare. Fino al 2005 era conosciuta come Millennium Dome, fino a quando non è stata acquistata dalla famosa compagnia telefonica O2 che ora gli dà il nome.
Per un traffico grande, serve un grande semaforo suona come Il semaforo – Matrioska.
CHI: Alice
città: Roma
CHE: C’è una chiesetta che nemmeno si nota. L’architettura moderna l’ha seppellita tra binari, palazzi e l’immancabile traffico romano. È Santa Bibiana, adagiata sul culo di Termini, all’imbocco del tunnel della Tiburtina. Poco poetico in effetti. Bisogna impegnarsi un po’ per notarla, così soffocata, piccola e annerita… eppure quella faccia(ta) timida è di Gian Lorenzo Bernini che nel 1626, a soli 28 anni(!), concluse la sua prima opera architettonica! E la chicca più grande è al suo interno, dove riposa (il corpo) e la bellissima statua di Santa Bibiana, sempre di Bernini, la prima figura vestita che l’artista scolpì. Essa ha in mano la palma, simbolo del martirio.

La Chiesa di Santa Bibiana. (foto da Turitalia.com)
Curiosa la leggenda. Bibiana era una vergine romana e cristiana di 15 anni, viveva con la sua famiglia in una casa dove ora sorge la chiesa. Si racconta che tutta la sua famiglia fu martirizzata e uccisa, mentre a lei fu concessa la vita a condizione che si fosse dedicata alle arti dell’amore e del piacere. Il suo rifiuto è testimoniato all’entrata della chiesa, dove è conservato il tronco della colonna dove si ritiene che Bibiana sia stata legata e flagellata con le “piombate” (fasci di verghe e pallini di piombo) per quattro giorni. Il suo corpo venne poi dato in pasto a cani randagi, i quali però, dice ancora la leggenda, non lo toccarono.
Un giorno che proprio non vi va di affrontare il caos turistico di San Pietro per ammirare la mano di Bernini, potete venire qui e gustarvelo tutto, e letteralmente, in santa pace!
PARROCCHIA DI SANTA BIBIANA
Via Giovanni Giolitti, 154 (quartiere Esquilino).
Orari: Feriali 7.30-10.00 e 16.30-19.30. Domenica e festivi 7.30-12.30 e 16.30-19.30 (possono variare, per info tel. 06 4465235).
Mezzi pubblici: tram linea Laziali – Grotte Celoni, autobus 71.
Da sapere che… sono 18 le sculture di Bernini che è possibile ammirare a Roma, 7 sono esposte all’interno di chiese, 11 sono conservate in musei (prevalentemente la Galleria Borghese), solo 3 sono di santi, di cui 2 donne, Santa Bibiana e Santa Teresa.
A due passi… Stazione Termini, quartiere San Lorenzo, Teatro Ambra Jovinelli, Piazza Vittorio, Ex Caserma Sani (sede universitaria e mercato coperto).
Un Bernini alla fermata del tram suona come Hallelujah di Jeff Buckley.
CHI: Matteo
città: Roma
CHE: Stai passeggiando in una splendida giornata per le vie del centro di Roma, e annusi l’aria profumata di quel profumo che solo i vicoli della capitale ti sanno dare.
Da piazza Venezia scendi giù per Via del Plebiscito, sorpassi Largo Argentina e continui per Corso Vittorio, svolti a sinistra, fino ad arrivare a Campo de’ Fiori. Tutto bellissimo, ma a questo punto forse hai voglia di un po’ di pace, Roma è tanto bella quanto caotica, e non vuoi di certo sederti ai tavolini dei vari bar e pub sulla piazza.
Allora sai che fai? Seguendo lo sguardo di Giordano Bruno, ti incammini per Via del Pellegrino, e dopo pochi passi, incontri sulla tua sinistra un grande arco di pietra, proprio sotto al civico 19.
C’è un cancello di ferro che la maggior parte delle volte è solo accostato, e con una piccola spinta si apre e ti regala questo angolo nascosto di Roma; nel caso fosse chiuso non disperare: avrai un ottimo motivo per tornare da queste parti.

Arco degli Acetari
Ma se sei fortunato, e trovi aperto, entri e ti ritrovi catapultato in un’altra epoca.
Un carrettino parcheggiato in un angolo, scale, scalette, un alberello, finestre e balconi che si intrecciano insieme e un silenzio quasi ecclesiastico. Se non fosse per quei due/tre motorini parcheggiati in un angolo potresti davvero pensare di essere in un romanzo del Belli.
Forse sono io che sono troppo romantico, ma per me il posto ha una magia tutta sua, che a parole non riesci a spiegare… la devi vedere ed odorare.
Un’ultima cosa: di giorno fa la sua figura, ma con la luce del tramonto, secondo me è il top.
ARCO DEGLI ACETARI
Via del pellegrino, 19 (Guarda la mappa).
Da sapere che… regna l’incertezza sull’origine del nome: pare infatti possa provenire da un’antica famiglia che risiedeva nella zona, anche se altre ipotesi lo vogliono legato ai venditori di acqua acetosa, ipotesi questa supportata dalla vicinanza del mercato di Campo de’ Fiori.
A due passi… Campo de’ Fiori, con il monumento a Giordano Bruno e i locali sempre aperti.
Arco degli Acetari suona come Roma Capoccia – Antonello Venditti.




















