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La ruota degli innocenti.

4 marzo 2010

CHI: Manuela

città: Barcellona

CHE: Passeggiando per il Raval, dalle parti del MACBA, museo d’arte contemporanea di Barcellona, potreste passare davanti a un dettaglio di memoria storica di questa città senza neanche accorgervene.  Potreste costeggiare una finestra girevole, che permetteva  di consegnare i neonati in forma anonima alle suore del tempo, e non fermarvi ad osservarla.

Al numero 17 di calle de les Ramelleres, uno scudo, una feritoia e un tornio di legno nel muro, infatti, ricordano il luogo in cui dimorò la Casa della Misericordia. L’elemento che colpisce maggiormente, il tornio, è un foro circolare, ora chiuso, collocato a un metro e mezzo d’altezza rispetto al suolo. Il tornio o finestra circolare era utilizzato dalle madri che non potevano farsi carico dei propri neonati. Il bambino veniva posto nel tornio e fatto entrare nell’orfanotrofio facendo girare questo elemento. La società, a quei tempi che non sono poi così lontani, e la morale religiosa emarginava le madri single costrette dalla famiglia ad abbondare i figli avuti fuori dal matrimonio. La feritoia laterale, ancora visibile, serviva per eventuali elemosine.

Il tornio degli orfani

In questo luogo fu creato nel 1583 un casa di accoglienza per bambini abbandonati. Più avanti, nel 1853, si installò la Casa Provinciale della Maternità, una delle prime istituzioni che si stabilirono in Europa. L’assistenza in questo centro era a carico delle Sorelle della Carità e una incisione nella facciata riporta ancora le parole “infants òrfens”. Il tornio dove si abbandonavano i neonati funzionò come tale dal 1853 al 1931. A quei tempi, una suora raccoglieva, dall’altra parte del tornio, il neonato abbandonato e gli poneva un timbro con l’ora di arrivo.

Ora l’edificio è stato riabilitato ed è sede degli uffici amministrativi del distretto della Ciutat Vella. La facciata è stata ristrutturata ma, trattandosi di un elemento storico, è stata mantenuta la finestra nella quale si depositavano i bambini indesiderati.


EL TORN DELS ORFES (IL TORNIO DEGLI ORFANI)

Calle de les Ramelleres, 17 (Guarda la mappa)

Metro: Catalunya

Da sapere che…la maggior parte delle donne che avevano dato il proprio figlio in adozione normalmente non lo facevano di buongrado e spesso desideravano riconoscere il proprio figlio in un futuro. Per questo motivo, alcuni bambini erano marcati con segni fatti con aghi roventi  o con ferro incandescente. Un altro metodo efficace per identificarli era ricordare bene la data e l’ora in cui il bambino era stato lasciato al tornio.

A due passi… in Calle del Notariat, 7 (Guarda la mappa), la casa del premio Nobel di Medicina, nel 1906, Santiago Ramon y Cajal (1852-1934). Una targa ricorda la sua permanenza in questo edificio dove sviluppò la Teoria del Neurone, un passo avanti fondamentale per lo studio del sistema nervoso.

La ruota degli innocenti suona come L’infanzia di Maria – Fabrizio de André.


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4 commenti leave one →
  1. Giuliano permalink
    5 marzo 2010 13:26

    splendido articolo, scritto bene e interessantissimo. mi hai fatto proprio venire voglia di girare la manovella.

    Vai così

  2. Angelo permalink*
    5 marzo 2010 11:10

    Inoltre una sorta di moderna ruota degli esposti, ribattezzata proprio ruota degli innocenti, era stata realizzata nel 2006 al Policlinico Casilino a Roma. In realta’, si trattava di un servizio pensato proprio dal Comune per permettere alle mamme in difficolta’ di lasciare il bambino in un luogo sicuro. Non so se ancora esiste.

    • 5 marzo 2010 20:20

      Effettivamente nasce il 6 dicembre 2006 ed è tuttora attivo. Il servizioal Policlinico Casilino è denominato “Non abbandonarlo” e garantisce il più completo anonimato.
      Di seguito riporto la descrizione della “ruota del terzo millenio”, struttura unica a Roma, che si trova sul sito ufficiale del Policlinico:

      “Situata di fronte alla portineria del Policlinico, è costituita da due ambienti. Attraverso un semplice percorso fuori vista, la madre entra nel primo e depone il bimbo (attraverso un vetro basculante) nella culla posta nel secondo ambiente. Appena il piccolo tocca la culla e il vetro che la protegge si richiude, una telecamera (che nel rispetto dell’anonimato materno inquadra solo la culla) si collega ad una incubatrice da trasporto ed agli infermieri del pronto soccorso che intervengono immediatamente, per prestare al neonato che viene accolto nel reparto neonatologia ogni cura e attenzione.”

  3. sandro permalink
    4 marzo 2010 20:50

    Una struttura simile è conservata a Tagliacozzo, vicino Roma. In Italia si chiamavano “ruote degli esposti” e ai bambini lasciati lì venivano imposti “cognomi” che ritroviamo ancor oggi: Proietti, Diotallevi, ecc.
    A questo proposito c’è da rammentare che i vecchi romani per dire a qualcuno che secondo loro era un figlio di …… buona donna, usavano il termine: “venghi da casa Proietti”.

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